Fatih, Fener e Balat, alla scoperta di Istanbul

Nel nostro viaggio a Istanbul
abbiamo dedicato una giornata ai quartieri Fatih, Fener e Balat.

Meno turistici rispetto alle attrazioni del cuore di Sultanamet,
sono altrettanto ricchi di storia e suggestioni.

Perché dedicare tempo e attenzione a questi quartieri?
Per la storia custodita tra i vicoli,
il folclore, la vita lenta e la tradizione diffusa.

Patrimonio UNESCO, i quartieri Fatih, Fener e Balat custodiscono tesori.
Una mescolanza di popoli, religione e tradizioni che ne esaltano la ricchezza.

Prima della nostra partenza ci siamo interessati e abbiamo prenotato un tour dei quartieri
con una guida locale in lingua italiana.

Incontriamo la nostra guida Kadir al ponte di Galata la mattina presto, insieme a noi qualche altra persona.
Un tram ci fa scendere alla fermata vicino all’acquedotto di Valente.
Da qui iniziamo il nostro giro a piedi.

Fatih

Percorriamo una strada in salita che ci porta nella zona alta del quartiere Fatih.
Fatih è il quartiere più conservatore dal punto di vista religioso.
Notiamo subito le caratteristiche case in legno, risalenti al periodo ottomano.
Molte sono ancora abitate, alcune ristrutturate altre decadenti e innegabilmente affascinanti.
Un dettaglio ci colpisce all’istante, gli specchietti delle automobili messi agli angoli delle case.
Ci viene spiegato che servono a vedere chi arriva senza farsi vedere.
Notiamo anche che i balconi sono chiusi, questo per proteggere l’intimità degli abitanti della casa, in particolare delle donne che si mostrano poco.
Attualmente la zona è principalmente abitata da emigrati dall’est anatolico negli anni 60, molto conservatori.
Ogni isolato del quartiere vende un prodotto specifico.
C’è la zona delle panificazioni, delle spezie, dei formaggi, del miele, delle carni macellate al momento e molto altro.

Arriviamo fino al “Mercato delle donne”, il nome deriva dalla tratta delle schiave risalente al periodo ottomano.

Al mercato si trovano tante varietà di prodotti, sempre freschi grazie al grande smercio.
Ciò che è caratteristico, specifico dei mercati mediorientali e non sempre apprezzato dai turisti, è l’esposizione nuda e cruda delle carni, senza nessuna protezione, o di insetti che volano sul formaggio o sui dolci mielosi.
Ritengo che viaggiare significhi accogliere, possibilmente senza giudizio, ciò che è lontano dalle nostre abitudini.

Ci siamo fermati ad un forno a mangiare ceci canditi e pane al formaggio.
Il mercato delle donne si trova proprio sotto all’acquedotto ed è qui che ci siamo rilassati.
Ci sono dei bar che utilizzano l’ombra creata dai grandi archi dell’acquedotto per tenere sedie e tavolini dove servire il tè.
Ci sediamo su delle piccole sedie intorno a piccoli tavoli.
La guida ci spiega che sono fatte così per portare le persone a bere e mangiare poco, per un aspetto religioso.
La posizione sulla sedia bassa fa chiudere il torace su se stesso e di conseguenza lo stomaco.

Beviamo un tè sotto l’acquedotto di Valente, insieme agli abitanti del quartiere.

L’acquedotto risale circa al 300 d.c.
Faceva parte di un insieme di canali , pozzi e cisterne che confluivano acqua alla vecchia Costantinopoli e alla Basilica Cisterna.
Siamo poi saliti verso la moschea, la Moschea di Fatih, una delle più importanti della città.
Molto meno turistica della Moschea blu, la Fatih Camii è altrettanto bella e maestosa, con la differenza che si visita in tranquillità e senza troppa calca.
Mentre ci soffermiamo ad osservare una persona che giocherella con il rosario, la guida ci spiega che con  il rosario non si può giocherellare e chi lo fa è perché attua un escamotage.
Togliendo una pallina dal rosario è possibile giocarci.

Il rosario musulmano, il Tasbish, è composto da 99 palline più una.
Le palline sono divise in tre gruppi da 33, ripetere tre nomi, ognuno per 33 volte.

Altri luoghi degni di nota sono la Moschea di Zayreke la Chiesa Bizantina di Theotokos Pammakaristos.

Fener

Rifocillati dal tè, bevuto accanto ai turchi, ci siamo diretti verso la zona di Fener, il quartiere greco.
Un saliscendi di viuzze e casa colorate affacciano sul Corno d’Oro.
Molte case sono in vendita, altre ristrutturate, altre abbandonate a se stesse. Nonostante molti abbiano un proprietario, non conviene a tutti ristrutturare perché essendo la zona patrimonio UNESCO ci sono dei vincoli di costruzione ben precisi da rispettare.

Abbiamo visitato la Chiesa Santa Maria dei Mongoli.
Una chiesa apparentemente diversa dalle altre chiese, una curiosità è che storicamente aveva un sottopassaggio che portava a Santa Sofia.

Abbiamo poi visitato San Pietro degli Ortodossi che custodisce la colonna dove fu fustigato Gesù.
Successivamente abbiamo visto la Chiesa Bulgara, costruita tutta in ghisa con pezzi preconfezionati a incastro. Si dice che sono serviti 5 anni per costruire i pezzi e un giorno per montarla.
Costruire la chiesa in un giorno era il vincolo per far costruire ai Bulgari una Chiesa.

E’ arrivato il momento del pranzo.
Siamo stati in una piccola Lokanda, una rosticceria dove con 2,50 abbiamo mangiato un piatto unico composto da verdure stufate, riso e pollo.

Balat

Balat è un quartiere di una grande ricchezza culturale e culinaria.
Ciò è dovuto anche alla mescolanza di popoli creata dalle varie minoranze etniche presenti nella zona.
Il quartiere è molto caratteristico. Un labirinto di saliscendi di stradine folcloristiche e colorate.
Il quartiere principalmente è ebraico e c’è una forte convivenza interreligiosa.
Per strada si incontrano bambine e bambini a giocare e tanti gatti, i guardiani della città.
Balat è un quartiere in trasformazione.
Sono molti i localini, piccoli bar e botteghe artigiane che danno un valore attrattivo e autentico.
La zona negli ultimi anni è divenuta meta di turisti fugaci pronti a rubare qualche scatto colorato e iconico.

La nostra guida ci ha regalato un’esperienza unica, visitare una civile abitazione.
Non trovando nessun bar aperto nel giorno  e orario della nostra visita e avendo molti di noi necessità di una servizio igienico,  siamo stati ospitati a casa della nostra guida.
Il pomeriggio finisce a visitare le Mura Teodosiane, la Chiesa del Cristo Pantocratore con i suoi mosaici unici.
Degni di nota nel quartiere sono Rum Lisesi ovvero il Liceo Greco Ortodosso, la Chiesa di Santa Maria dei Mongoli e Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.
Stanchi e soddisfatti salutiamo i nostri compagni della giornata e ci avviamo a goderci il tramonto su un battello a filo d’acqua sul Corno d’oro.

4 commenti su “Fatih, Fener e Balat, alla scoperta di Istanbul

  1. Istanbul è una città davvero poliedrica e lo dimostra ancora una volta questo tuo articolo: i quartieri che hai raccontati sono colorati e pittoreschi, non è difficile capire perché siano stati nominati Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO! Devo proprio organizzare un viaggio alla scoperta della Turchia!

  2. Non sono mai stata ad Istambul, una città davvero ricca di fascino e storia. Un tour guidato nei quartieri meno turistici mi sembra il modo migliore per conoscere gli aspetti poco noti della città.

  3. Istanbul è nei miei pensieri da tanto tempo ma non riesco mai a trovare dei voli a prezzi e a orari decenti. Mi ispira molto il suo fascino un po’ trasandato, che deve essere tipico di tante città mediorientali. La cosa che hai detto del mercato l’ho notata anche a Sofia (anche lì al mercato delle donne) e in un altro mercato di Atene di cui non ricordo il nome: la merce viene esposta senza tanti fronzoli e in effetti bisogna un po’ farci l’abitudine, ma spesso è in questi posti che si mangia meglio!

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