Giordania, 8 giorni di meraviglie.

Questo viaggio risale a giugno 2017. Un viaggio di gruppo, organizzato in poco tempo. 
Un gruppo di compagni e compagne di avventura sconosciuti.
Scelgo una formula proposta dall’agenzia on line -Viaggi Avventure nel Mondo-
Opto per una destinazione a medio raggio e un numero di giorni sostenibile.
Giordania Discovery, un viaggio di otto giorni in una terra che desideravo
da tempo.
Il nostro programma prevede molte tappe e svariati pernottamenti.
Un programma serrato che ci permetterà di vedere molto.
Ci sposteremo con un pulmino, insieme a una guida locale, Shaher, il valore aggiunto al viaggio.

Castello di Kerak
Riserva di Dana

Giorno 1
L’arrivo ad Amman

Il sole è sul filo dell’orizzonte, tra poco il tramonto farà cantare il Muezzin.
Ci accoglie così Amman, la capitale della Giordania
La grande bandiera fuori dall’aeroporto è mossa da un vento tiepido.
Odore di aria bruciata e secca, piacevole.  Ha il
sapore di un giugno mediorientale.
Un pulmino ci porta in città a pochi chilometri da qui.
È l’ultima settimana di Ramadan e ce ne accorgiamo subito. Appena cala il sole le strade deserte si riempiono di macchine e di persone.  In molti cercando luoghi in cui fermarsi a frescheggiare.
Ai semafori i volontari distribuiscono acqua ai passanti, anche a noi nonostante non siamo musulmani.

Amman

Amman, come Roma, fu costruita su sette colli.  Ad oggi la città ne conta molti di più.
Predomina il color avorio, gli edifici sono simili e tinteggiati delle stesse tonalità.

A dispetto di ciò Amman è una città vivace e conviviale.  Una città che conserva tadizione e progresso.
Il nostro hotel, Rafih Hotel è in una zona centrale. Facciamo una doccia veloce ed usciamo in esplorazione.
Ci fermiamo all’Hashem Restaurant, un ristorante semplice in cui si mangia bene e si spende poco.
Pita, Hummus, Babaganoush e tzatziki. Mi innamoro immediatamente della cucina giordana.

Dopo cena ci perdiamo tra piccoli bar e saliscendi di vicoli colorati che si animano nelle notti del Ramadan. Se di giorno la città si riposa, la sera si sveglia a festa, godendo del cibo e dell’aria fresca. 
Una popolazione mite, accogliente e un territorio che offre bellezze e avventure.

Giorno 2
Amman, Jerash e Madaba.

La sveglia suona presto, l’alba è tiepida, come la luce del sole.
Una ricca colazione ci da la carica per l’intensa giornata che abbiamo in programma.

Ci aspettano tre perle giordane, Amman, Jerash e Madaba.
Ad Amman ci dedichiamo alla parte più antica, La Cittadella.
La Cittadella domina dall’alto la città e conserva tracce di varie epoche storiche.
Ha avuto funzione di
fortezza, centro nevralgico e Agorà dell’antica città.
Il pomeriggio ci dirigiamo a nord della capitale a visitare uno dei siti romani più famosi e, complice il clima, meglio conservati del Medio Oriente.

Jerash

Jerash è un’antica roccaforte romana, risalente alla prima colonizzazione greca.
E’ un concentrato di archi, anfiteatri, colonne, strade.
Una Roma in miniatura con quella che sembra una riproduzione fedele di San Pietro. 
E’ oggettivamente una bellezza rara e ne rimaniamo affascinati.

I racconti della nostra guida spaziano tra storia, cultura, religione e aspetti geopolitici delicati in questa parte di mondo. Non è la prima volta che mi trovo in un paese musulmano durante il Ramadan.
Essere in un paese musulmano nel periodo del Ramadan è un valore aggiunto al viaggio.
Per alcuni questo può essere un limite, ma l’opportunità di vedere da vicino usi e costumi diversi dai nostri è culturalmente molto interessante.

E’ qui che acquisto la mia prima Kefiah, dai colori arcobaleno.
La Giordania è un paese prevalentemente musulmano ma la prossima tappa ci mostrerà la convivenza pacifica di più religioni.

Madaba

E’ nel tardo pomeriggio che raggiungiamo Madaba, la cittadina più accogliente della Giordania.
Famosa per i suoi mosaici bizantini, alcuni dei quali ben conservati come la carta geografica nella chiesa di San Giorgio.  Dopo aver visitato la chiesa saliamo nel minareto della Moschea, una scala stretta stretta che finisce sulla guglia.
Capiamo che qui un terzo della popolazione e cattolica e due terzi musulmana, che le campane suonano insieme alla voce del muezzin e ognuno si reca a pregare nel suo tempio.

È questo che colpisce di Madaba, una convivenza fianco a fianco.
Camminiamo tra i mercati, le bancherelle di stoffe colorate, frutta, verdura e oggettistica.
La serata si conclude al ristorante, Bawabitmadaba.
Un buon ristorante con una terrazza da cui si gode di una bella vista. L’aria è fresca.
Assaggiamo un piatto tipico, il Mansaf composto da carne d’agnello cotta in una salsa di yogurt, servita con riso allo zafferano e pita.

Riserva di Dana

Giorno 3
Il Monte Nebo, il Wadi Mujib, il Castello di Kerak e l’arrivo alla riserva di Dana.

Il terzo giorno prevede la visita al Monte Nebo, luogo santo e ricco di significato per quanto narra
La Bibbia.  Una collina di circa 800 metri s.l.m. apparentemente anonima da dove si gode di una vista a tutto tondo sulla Terra Santa e sulle principali città circostanti.

Non fosse per le conoscenze pregresse avrei trovato priva di significato questa distesa brulla. Sorprendente pensare di essere davanti a un lembo di terra che contiene così tanta storia.
C’è una lieve brezza, non basta a scacciare il caldo che rende appannato il panorama.
Un marmo indica le direzioni e le distanze dalle principali città.  Alcune foto di rito e ripartiamo.
Le strade sono deserte, costeggiamo il Mar Morto.
Incrociamo qualche macchina e alcune botteghe lungo la strada.
Vendono di tutto le botteghe qui, bombole del gas, cibo, verdura, taniche, carbone, olio.
Incrociamo anche pastori di cammelli.

Il pomeriggio ci aspetta una divertentissima parentesi sportiva, risalire a piedi un canyon per poi discenderlo in acqua, sorretti dalla spinta del fiume e aiutati dalle rocce arrotondate dall’acqua.

La vista dal monte Nebo sulla Terra Santa

Wadi Mujib è una profonda gola scavata nell’arenaria e taglia la Giordania da est a ovest.
Con punte di profondità di oltre 900 metri, la gola si trova sotto al livello del mare a affluisce nel Mar Morto Un’esperienza divertentissima e rinfrescante, con le giuste accortezze alla portata di molti.

Con le ginocchia e i gomiti sbucciati, porterò a casa anche qualche livido.
Il pomeriggio ci dirigiamo verso il Castello di Kerak.
Una roccaforte imponente che domina un paesaggio altrettanto bello.
Sono varie le roccaforti da poter visitare in Giordania, costruzioni in pietra levigate e consumate dal vento.
Oltre ad essere rimasta affascinata dal senso di libertà che i panorami mi hanno evocato, mi è rimasta la sensazione che tutto è effimero. Strutture tanto imponenti quanto fragili, con roccia che nel tempo si sfalderà e diventerà polvere.
È la stessa sensazione che ho avuto in Marocco, visitando le sue kasbah o andando nel deserto del Sahara. Queste strutture, alcune anche solo per conformazione, non hanno molta manutenzione e il tempo le consumerà. Per approfondire il Marocco, trovi i miei articoli qui.

La vista sulla Terra Santa dal Monte Nebo

Ci rimettiamo in viaggio e sull’ora del tramonto arriviamo alla tappa successiva, la Riserva di Dana.
Godiamo della pace, della quiete, del tepore. Il tramonto sfuma il cielo e rende tutto più soffice.
Piccole camere in pietra ristrutturate ci accolgono.
Dana è una grande riserva naturale di una bellezza autentica. Niente è artefatto qui.
La mano dell’uomo ha ristrutturato il minimo indispensabile impattando pochissimo sull’ambiente.
Cosa caratterizza la riserva è la grande varietà di terreno, di origine calcarea, granitica e arenaria.
Qui si conserva la storia dei processi biologici nel corso dei secoli.  

Godiamo dello spazio circostante e della calma, ne abbiamo bisogno.
Il viaggio è intenso e i ritmi serrati. Ciò ci consente di vedere molto ma anche di farlo velocemente. Andiamo a cena nel ristorante tendato del piccolo borgo, ascoltiamo un po’ di musica.
Non ci resta che riposare, domani ci attende un trekking nella riserva.

Riserva di Dana

Giorno 4
Riserva di Dana, Castello di Shobak, Piccola Petra

La sveglia è accompagnata dal canto del gallo, dai belati delle caprette e dai miagolii dei gatti.
Dal villaggio in pietra partiamo per camminare tra i sentieri. Un percorso relativamente facile.
Le rocce sfumate di rosso, arancione e ocra.

Siamo accompagnati da una guida della riserva e da un poliziotto. Il poliziotto starà per tutto il viaggio. Ci spiegano che il regolamento del paese prevede questo, a tutela dei gruppi e per facilitare le pratiche burocratiche.
Partiamo presto per anticipare il caldo. Il sentiero a tratti è stretto ma fattibile, per chi vuole è possibile affacciarsi alle rocce per ammirare gli infiniti panorami.

Sentiamo fruscii e cinguettii di piccoli animali e uccelli, tutto il resto è silenzio e fischio di vento.
La guida della riserva raccoglie dei bastoncini secchi, accende un fuoco sulla pietra, crea con dei sassi una base e appoggia una teiera. Ci gustiamo un delizioso tè, una chicca
conclusiva del trekking.

La preparazione del tè

Ci lasciamo alle spalle la riserva e ci dirigiamo al Castello di Shobak.
Una tappa in un castello in parte ben conservato. Ricordo i forni, le cucine e varie aree di vita domestica. Stiamo facendo veramente molto in pochi giorni e non riesco a dare la giusta attenzione a tutto.

Ho solo voglia di montare sul pulmino e riposare un po’. Tante bellezze tutte insieme sono troppo metabolizzare. Ogni luogo avrebbe meritato più tempo e approfondimenti.
E così, dopo esserci fermati sulla strada a mangiare pita, hummus e yogurt, arriviamo a metà pomeriggio a Piccola Petra.

L’accoglienza musicale di un beduino
Piccola Petra

Piccola Petra è ciò che non mi aspettavo. Può essere definito l’antipasto di ciò che ci aspetta domani.
Piccola Petra un micromondo di case scavate nella roccia e un sentiero che si addentra nel canyon.
Ci dà il benvenuto un anziano signore che strimpellando uno strumento ad arco ci canta una nenia.
Lo strumento musicale è il rebab, un antenato del violino.
Incotriamo ragazzi vestiti in abiti tradizionali e piccoli banchetti di souvenir lasciati incustoditi perchè i proprietari sono a riposare. Facciamo un giro veloce e ci dirigiamo alla prossima destinazione, il fulcro del viaggio, Petra.

Arriviamo nel tardo pomeriggio a Wadi Musa, il paese in cui oggi vivono i Nabatei, che per moltissimi anni hanno vissuto nel sito di Petra.
L’albergo è confortevole, Edom Hotel. Ci sistemiamo negli alloggi e andiamo alla ricerca di un hammam, i trattamenti purificanti e rilassanti tipici del Medioriente.
Ceniamo e ci addormentiamo con il desiderio di ciò che sarà domani mattina.

Petra, il Monastero

Giorno 5
Petra

Sapevo tre cose di Petra.
Che era una delle sette meraviglie del mondo, che ci erano state girate alcune scene di “Indiana Joneses e l’ultima crociata” e che avevo a casa un libro, Married to a Bedouin, che mi aveva ispirato nello scegliere la destinazione.
Il libro narra la storia vera dell’autrice, Marguerite van Geldermalsen, che durante un viaggio a Petra si è innamorata di un beduino e ha stravolto la sua vita trasferendosi a Petra. Tutto ciò che non sapevo è stata una indescrivibile scoperta.

L’ingresso a Petra è come quello di un parco divertimenti, negozi all’ingresso e tornelli per entrare.
Da lì inizia una lunga camminata nel Siq, una stretta gola di circa 1,5 chilometri.
Le pareti del Canyon sono altissime.
La nostra guida, Shaher, ci fa procedere lentamente e ci riempie di aneddoti aumentando notevolmente l’attesa.

Dromedari a Petra

Arriviamo all’ingresso della riserva, davanti a noi si apre in tutta la sua imponenza il famoso Tesoro di Petra, l’attrazione più fotografata della Giordania. E’ molto affascinante El Khasneh,  ma il vero tesoro è scoprire tutto ciò che il sito archeologico ha da offrire.
Ma andiamo con ordine.
Petra a oggi è un sito archeologico. Nata circa 2000 anni fa è stata la citta dei Nabatei, popolazione di guerrieri e commercianti arabici.  Una città totalmente scavata nella roccia e vissuta fino al VII secolo.
Successivamente fu abbandonata e dimenticata da tutti anche se i suoi territori furono occupati dalle famiglie beduine fino a epoche recenti.
A oggi possiamo godere delle bellezze di Petra grazie all’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt che la riscoprì nel 1812.

Prospettiva del Monastero dall’alto

Giriamo i dintorni e facciamo molte fotografie. Poi abbandono la macchina fotografica a mi godo la magia di Petra.  Ci sono i dromedari, turisti e venditori ambulanti.
Ci fermiamo a un banco ad acquistare il Kajal, una polvere naturale che intensifica e definisce lo sguardo.

Camminiamo tutto il giorno salendo strade strette e percorrendo il siq verso i luoghi più conosciuti e meno accessibili.
Il sito è grandissimo e per chi ha voglia di camminare c’è spazio per molti giorni di avventura. Incontriamo uomini a cavallo, bambini con il bestiame, le kefiah mosse dal vento, nenie che ci cullano. Vedo anche il banchino che vende il libro che ho a casa, tradotto nelle principali lingue, escluso l’italiano.
È magica Petra.
Lo è per ciò che è stata, per ciò che evoca e per ciò che ancora gelosamente custodisce.

La sera, dopo essere rientrati in albergo per una doccia e per la cena, torniamo nel sito per godercelo di notte. Prendiamo parte a uno spettacolo di luci e musica.
Lo spettacolo è suggestivo ma molto artefatto. Finito lo spettacolo ripercorriamo all’inverso il suq.
È buio e seguiamo le candele lungo il percorso. Domani mattina questo posto ci attende di nuovo.

L’arrivo a Petra
Il tesoro di Petra
Petra di notte

Giorno 6
Petra, Wadi Rum

Percorriamo di nuovo il siq, c’è poca gente e la temperatura è mite.
L’alba è un buon orario per godere a pieno degli spazi in un silenzio conciliante.
Petra è ampia in estensione, oltre 260 chilometri quadrati.
La parte più nota è di circa 6 chilometri quadrati ma Petra si sviluppa anche in altezza, alcuni luoghi sono raggiungibili solo salendo, altri possono essere ammirati da più prospettive.
Con alcuni componenti del gruppo decidiamo di fare un trekking per raggiungere l’Altare sacrificale.
Ci addentriamo in un percorso che sale lungo la costa della montagna, in circa 40 minuti raggiungiamo la cima, il panorama è molto bello.

Respiriamo a pieno il limite impercettibile dell’orizzonte.
Petra è per tutti, può essere visitata a piedi ma anche con mezzi di trasporto, a cavallo, con carri trainati. Negli ultimi anni c’è stata una sensibilizzazione sul tema dello sfruttamento degli animali.
“In sella ad animali o su carri trainati” sta lasciando spazio a mezzi elettrici che possono supportare le persone senza sacrificare gli animali.

In questo intenso viaggio salutiamo Petra e partiamo in direzione del Wadi Rum.

Wadi rum

Il luogo più bello del viaggio e uno dei più suggestivi in assoluto.
Sono tanti i posti che mi hanno conquistata nel mondo, ma qui, complici i colori e le luci, ho fatto fatica a credere che esistesse qualcosa di più bello.
Il Wadi Rum dista da Petra circa 75 chilometri.
Ci affacciamo alle porte del deserto giordano fermandoci a un villaggio in cui lasciamo il pulmino e saliamo sulle jeep.
Il nostro tour nelle prossime ore prevede un giro con le jeep, la sosta a un campo tendato per il pranzo e la visita a zone rupestri, formazioni rocciose e dune che spaccano il deserto in vari punti.
Il pomeriggio si conclude con un tramonto da togliere il fiato su un altopiano, un momento tanto intenso da far pensare che l’imperfezione non esista.
Personalmente è stata un’esperienza talmente intensa da lasciarmi senza parole.

Passeremo qui la notte, in un campo tendato e ceneremo con pollo e patate cotti nei forni tipici sotterranei.
Un dopo cena a ridere e parlare intorno a un fuoco sotto a un cielo di stelle, a immaginare cosa è stato e cosa potrebbe essere vivere qui, da nomadi nel deserto.

Wadi rum

Giorno 7
Wadi Rum, Aquaba

La mattina sveglia presto.
Ancora non realizziamo la bellezza del luogo in cui siamo, risaliamo in jeep perché il mare ci aspetta.

Aqaba è un’allegra cittadina turistica affacciata sul Mar Rosso, nel Golfo di Aquaba.
Ci sono buone strutture recettive, una moschea, i mercati e tante palme da dattero.

Decidiamo di noleggiare una barca, la Sharks Bay Divers e passare la giornata nel Golfo di Aqaba, un’appendice del Mar Rosso. Qualche ora di relax sulla barca, a riscaldarci sotto al sole o riposare all’ombra, con pranzo a bordo e la possibilità di fare snorkeling e vedere la barriera corallina.
Decido di mettermi le pinne e una maschera e seguire gli accompagnatori che ci indirizzano verso la barriera, nuotando insieme a noi.
Nel golfo c’è corrente e io faccio fatica a nuotare.
Mi immergo per vedere i fondali ma trovo molta sporcizia e varie parti della barriera morte.
Sulle sponde le strutture ricettive deserte, non è un buon momento per il turismo in questa parte di mondo (2017).

Ogni esperienza insegna qualcosa ma complice la stanchezza e la mia poca attrazione verso la barriera corallina, sono stata felice di tornare sulla barca e abbandonarmi ai raggi del sole.
La sera ci gustiamo un buon kebab in un ristorantino turistico e andiamo a dormire.
Domani sarà l’ultimo giorno in terra giordana.

Giorno 8
Mar Morto

L’ultimo giorno lo dedichiamo al Mar Morto.
Un grande lago salato, 430 metri sotto al livello del mare.
Un lago tanto salato e tanto a rischio di scomparire a causa della sua profonda depressione sulla crostra terrestre.

Abbiamo prenotato al Resort Dead Sea Beach.
Arriviamo all’ora di pranzo e ci perdiamo in un ricchissimo buffet.
Passiamo il pomeriggio in spiaggia,
curiosissimi di immergersi in un lago caldo e salatissimo.
La spiaggia è ricoperta di sale.
Pietre di sale, cristalli di sale, incrostazioni di sale che formano la costa.
L’acqua è molto calda e il salato fa frizzare ogni parte del corpo, anche minuscole ferite.

Ci sono delle regole da rispettare prima di entrare in acqua.
Non immergere la testa, non stare a pancia in giù, non nuotare.
Si può solo galleggiare, l’acqua negli occhi è pericolosa.

È stata un’esperienza divertente ma relativamente piacevole: troppo caldo, poco rilassante.
Ci riposiamo sotto agli ombrelloni e ci ricopriamo di fanghi che troviamo sulla riva. 
L’esperienza è finita, la nostra prossima destinazione è l’aeroporto.
Viaggi Avventure nel Mondo propone spesso orari improbabili perché più economici, il nostro partirà alle 4.20, saremo in aeroporto alle 2:00 e arriveremo alle prime luci dell’alba in Italia.

Il gruppo del viaggio

Conclusioni

Atterriamo a Roma. Saluto i compagni e le compagne di viaggio, è stata un’avventura intensa.
Mi aspettano due treni prima di tornare a casa.
Ho vissuto un’esperienza intensa dai ritmi serrati. La Giordania è un paese molto affascinante.
Mi porto via le suggestioni dei beduini, delle notti nel deserto e di Lawrence di Arabia. Porto a casa anche qualche livido e sbuccio sulle ginocchia e sui gomiti. Delle gambe gonfissime a causa dell’alta temperatura, un po’ di hummus, del kajal che ancora conservo, dei fanghi che non farò mai, tantissime foto e ricordi indelebili.

6 commenti su “Giordania, 8 giorni di meraviglie.

  1. La Giordania è uno dei miei sogni nel cassetto e spero di riuscire ad andarci presto. Il tuo tour è uno di quelli che trovo perfetti perchè, per quanto anche io subisca la fascinazione di Petra dai tempi del terzo (E ultimo. Non ce ne sono altri. Punto.) Indiana Jones, trovo un po’ fastidiosi i viaggi costruiti intorno a questo unico monumento quando ci sono così tante altre cose interessanti da vedere!
    E, personalmente, so che al banchetto del Kajal avrei finito i soldi! 😘

  2. Il viaggio in Giordania è stato uno dei miei viaggi del cuore, Petra e Wadi Rum sono delle meraviglie assolutamente da vedere almeno una volta nella vita. Le tue parole mi hanno fatto ricordare che vorrei tanto tornarci…

    1. Anch’io vorrei tornare!Forse vorrei tornarci da sola, senza viaggi organizzati per scoprire spontanemante ciò che ancora mi manca…oltre a tornare ovviamente nel Wadi Rum!

  3. È davvero impossibile non lasciarsi ammaliare dalla Giordania. Ci sono stata alcuni anni fa e ci tornerei domani per cospargermi di nuovo dei fanghi del Mar Morto e attendere il tramonto nel deserto. Poesia vera!

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