La mia Madrid, due giorni nella capitale spagnola.

Il primo viaggio fuori dall’Italia con nostro figlio di un anno.
La voglia di Spagna ci stuzzica e decidiamo di prenotare un volo con qualche mese di anticipo.
Valutiamo gli orari di partenza e di rientro e li facciamo conciliare con i nostri lavori.
Sarà un weekend stretto tra la partenza del venerdì e il rientro la domenica sera ma ciò ci permetterà di non chiedere giorni di ferie in un periodo dell’anno in cui non ci è possibile.
Qualche anno fa in un breve viaggio a Malta mi segnai questa frase:
“Quando penserò che un week end è poco, che per pochi giorni non vale la pena spostarsi devo leggere qui e ricordarmi che tutto è relativo”.

Partiamo in tre, io, il mio compagno e il nostro bambino di un anno.
Non è la prima volta che voliamo in tre ma è la prima volta che lo facciamo fuori dall’Italia.
Nella sostanza non cambia molto ma per noi è una grande emozione oltre al bisogno che abbiamo di confrontarci con questa nuova esperienza.
A poche settimane dalla partenza cerchiamo un appartamento in zona centrale.
Ci sposteremo a piedi e con la metro.
Vogliamo un appartamento per cucinare a nostro figlio che ancora predilige determinati cibi e per poterlo fare riposare durante la giornata.  
Se in passato utilizzavamo la periferia e ci piaceva viverci i quartieri meno turistici, questa volta siamo più cauti.
Ci leggiamo qualche articolo su Madrid, compriamo una guida e ci facciamo un’idea di cosa vedere.
Non abbiamo nessuna aspettativa, sarà il meteo e nostro figlio, oltre che il caso a guidarci in questi due giorni.

La partenza e l’arrivo

Dopo due ore di volo a rincorrere il sole, atterriamo in terra madrilena.
Dal 2004 non vedevo sventolare bandiera spagnola in terra ispanica.
Per ben due volte, in due diversi viaggi, l’incontro con Madrid non era avvenuto.
Per il mio compagno invece è la terza volta.
Sono le 19:00 di un venerdì di marzo, abbiamo fretta di arrivare all’appartamento.
Prendiamo di corsa la prima metro senza ben sapere quanto tempo e quanti cambi ci attendono.
La metro di venerdì sera in orario di punta in una grande città è una bella avventura e se in tempi non sospetti ci avrebbe entusiasmato, questa volta capiamo di essere stati troppo frettolosi.
Nella metro non c’è spazio, il passeggino non entra e il bambino vuole stare in braccio.
Fa molto caldo e non ci sono posti a sedere. Nonostante la gentilezza di più persone a cederci il posto scendiamo alla prima fermata.

Respiriamo, facciamo mangiare il bambino (la cui cena era conservata in un termos, cucinata in Italia 5 ore prima), studiamo i vari cambi, la distanza e ripartiamo.
Non sarà immediato arrivare al nostro alloggio, ci impieghiamo circa due ore.

Decidiamo di scendere qualche fermata prima.
Abbiamo bisogno di respirare, camminare e goderci uno spaccato di vita di Madrid del venerdì sera.
È sempre bello uscire dalla metro ed essere accolti dalla vivacità di una città, di camminare spaesati e curiosi tra le persone che vanno determinate verso la loro destinazione.

Le strade sono piene di persone che riempiono locali allegri e multiformi.
Arriviamo al nostro civico.
Il proprietario ci aveva detto di suonare a un campanello.
Ci viene aperto il grande portone condominiale e accediamo all’atrio interno dove in una cassettina di sicurezza troviamo la chiave del nostro appartamento.

La casa è centrale e carinissima, arredata con gusto, molto calda e profumata.
Le finestre danno su una strada animata.
Mi diverto a osservare chi passa, chi entra ed esce dai ristoranti asiatici che abbiamo difronte.

Siamo nel quartiere Malasana, a poche decine di metri dalla Gran Via, cuore del commercio e del turismo madrileno.

Primo giorno

Ci sveglia nostro figlio di buon mattino, alle 9:00 siamo tutti pronti e scendiamo in strada.
È freddo ed ha piovuto, il cielo è grigio.
La città si sta svegliando.

Ci sono molte persone a fare footing. I fornitori trasportano frutta e verdura, le vetrine dei negozi vengono tirate a lucido prima dell’apertura.
La Gran Via è una zona piena di negozi, teatri, centri commerciali, ristoranti, locali e musei.
Tutte le attrazioni principali sono raggiungibili a piedi da qui.
Per chi non ha voglia di camminare la Metro è a due minuti.
L’aeroporto dista 40 minuti con i mezzi pubblici, circa 12 chilometri.
Dopo esserci riscaldati camminando decidiamo di tornare verso casa ad un piccolo e grazioso bar che ci aveva colpito.
La Panera Rosa, prendiamo croissant, pancake cappuccino e caffè.
La giornata parte lenta e vorrei mantenere questo ritmo tutto il giorno.

Ci dirigiamo verso Plaza Del Sol, luogo di partenza, di inizio e di ritrovo, per turisti, viaggiatori e madrileni.
Fotografiamo l’orso con il corbezzolo, simbolo di Madrid.  
Esce il sole e pensiamo che il nome della piazza sia stato evocativo.
Ci godiamo i caldi raggi passeggiando e ci dirigiamo verso la vicina e caratteristica Plaza Mayor.
Simbolo di Madrid per la sua bellezza e per la storia che rappresenta, percorriamo tutti i suoi loggiati pieni di tipici negozi.
Ci intratteniamo con un gorilla di peluche gigante, Madrid è piena di artisti di strada travestiti da giganti pelouche.
È il momento di addormentare il piccolo che fatica un po’ così decido di addormentarlo in braccio. Inizia a piovere, siamo appena arrivati nelle vicinanze del caratteristico Mercato di San Miguel.
Una coincidenza perfetta.
Mettiamo il passeggino in un angolo relativamente silenzioso e ci appoggiamo ai tavolini vicini.

Facciamo uno spuntino mattutino con una birra e due tapas, optiamo per i panini bao al granchio e al polpo.
Decidiamo di tornare poi verso casa, così facciamo pranzare e riposare il bambino.
La casa è molto accogliente, calda e bene organizzata.
È ben arredata e ha tutto ciò che può essere utile, senza eccessi.

Usciamo dopo pranzo, il sole si alterna alla pioggia.
Come dice il detto, viaggio bagnato viaggio fortunato.
La fortuna di questo week end è non avere aspettative.

Ci dirigiamo verso il palazzo reale, si è alzato un forte vento e piove. Copriamo il passeggino e apriamo l’ombrello, continuiamo a camminare e arriviamo il Plaza de Oriente, davanti al Palazzo Reale.
La pioggia ci dà tregua.
Passeggiamo nella bellissima piazza e nei giardini fuori dal palazzo.
Il palazzo esternamente è molto bello oltre che immenso.
Non era nei nostri piani visitarlo internamente e visto che riprende a piovere ci dirigiamo verso le vie dei ristoranti e dei tapas bar.
Improvvisamente inizia a grandinare, entriamo a scatola chiusa nel primo portone dove sembra esserci un posto per mangiare.
Con grande sorpresa capiamo di essere entrati in un ristorante vietnamita e la cosa, anche se non in linea con i piatti tipici che volevamo assaggiare, ci entusiasma.

Ordiniamo spiedini di gamberi fritti, un piatto di noodles e uno di riso, entrambi ai gamberi.
Ne siamo soddisfatti e sorridendo ci diciamo “Chissà se è un indizio per il prossimo viaggio!”.

Magicamente come era arrivata improvvisamente la grandine, era tornato il sole.

Ci sarebbe piaciuto visitare un museo, scelgo io visto che non sono mai stata a Madrid.
Andiamo verso il museo Reina Sofia. Sono due chilometri a piedi.
Andiamo con calma, Valerio è stanco e vuole stare in braccio.
Giriamo per le stradine fino a che ci fermiamo in un bar, La Rollerie, per fargli fare merenda e la facciamo anche noi.
Proseguiamo lentamente verso il museo.
Avendone la possibilità e amando camminare, non potrei mai rinunciare in un viaggio a questo.

Ogni volta penso a quante cose mi perderei spostandomi in taxi, in pullman o in metro.
Arriviamo fuori dal museo, ci mettiamo in fila.
Di fianco a noi c’è un gruppo di rumorosi manifestanti che protestano verso il museo che a loro dire ha tolto posti di lavoro per esternalizzare alcune mansioni.
Nostro figlio viene coinvolto dai megafoni e dalla musica e va a battere le mani insieme a loro.

Visitiamo il Reina Sofia in modo insolito.
Un museo visitato con i tempi di un bambino che sta imparando a camminare, è curioso e vorrebbe arrampicarsi ovunque. Sacrifichiamo alcune sale e ci concentriamo sulle opere maggiori.
Picasso, Dalì e Mirò. Godiamo dei lunghi corridoi tra una sala e l’altra.
Diamo spazio al bimbo che cena con il suo termos nei corridoi del museo davanti a una grande finestra che ci mostra il tramonto.

Usciamo e ci rimettiamo in cammino.
Il bambino si addormenta nel passeggino, lo copriamo e corriamo velocemente alla ricerca di un posto per cenare.

Siamo molto stanchi e felici perché non ci aspettavamo niente da questi due giorni.
Arriviamo vicino alla Gran Via, illuminata di sera con le luci artificiali è molto suggestiva.
Scegliamo un localino molto familiare e accogliente vicino casa.
Un panino con i calamari fritti e un piatto di pollo con verdure. Il bambino si sveglia e si riaddormenta di nuovo in braccio. Finisco di mangiare con la mano destra, infagotto il bambino con una sciarpa e rincasiamo alle 22:00, accolti dalla nostra casa calda.
Mi siedo davanti alle grandi finestre a vetri che danno sulla strada. Guardo i passanti correre per ripararsi  dalla pioggia.

Suona di nuovo la sveglia.
Usciamo anche oggi di buon mattino.
Optiamo per lo stesso bar di ieri perché ci è piaciuto molto e ci dà una sensazione di familiarità qui di cui vogliamo godere.

Abbiamo la mattinata per fare qualcosa.
Immancabile il mercatino delle pulci della domenica mattina, il mercato di El Rastro.
Un mercato antico e frequentato da tutti, locali e forestieri.

Passeggiamo, guardare gli innumerevoli banchi e percorrere le sue strade richiede molto tempo se non lo si vuole fare in modo frettoloso.
Riesco ad acquistare dei quadretti, una borsa, uno zaino e poco altro.
Torniamo verso casa perché dobbiamo decidere come raggiungere l’aeroporto.
Indecisi tra chiamare Uber o prendere la metro, scegliamo ancora una volta di andare a piedi.
La pioggia dell’ora di pranzo ha lasciato spazio al sole e ci fidiamo.
Così percorriamo 5 chilometri tra i quartieri residenziali e commerciali. Le ambasciate e molto altro. Arriviamo alla metro, quella che direttamente ci porterà in aeroporto.

In aeroporto passeremo le ultime ore rilassandoci.
Per prima cosa entriamo velocemente ai controlli saltando la fila perché i bambini hanno la precedenza. Ci accoglie una dolce Hostess di Terra che salutando nostro figlio esclama:“El nino tiene las manos frias”
Facciamo tappa in bagno, poi guardiamo i negozi.
Scopriamo che all’interno dell’aeroporto di Madrid c’è un centro di assistenza e giochi per i bambini e le bambine di tutte le età.
C’è una zona sonno, una zona bagno con docce, una cucina in cui poter cucinare e un parco giochi interno.
Il bambino si diverte molto e noi con lui.

Usciamo dal centro giochi e scegliamo un posto per mangiare e poi ci mettiamo in fila al nostro imbarco. Alle 19:00, orario di atterraggio di 48 ore prima, il nostro aereo decolla e ci riporta in due ore a casa.
Stanchissimi e soddisfatti torniamo a casa, con la voglia di ripetere l’esperienza.
L’itinerario completo del nostro week end a Madrid lo trovi qui.

14 commenti su “La mia Madrid, due giorni nella capitale spagnola.

  1. Sei stata proprio brava a fare il viaggio con un bimbo piccolo ma è proprio così che bisogna fare, lui crescerà autonomo e gli piacerà viaggiare. Madrid è una città davvero ospitale, si mangia benissimo e ci sono tanti locali dove tirare tardi (che immagino tu non abbia testato) per non parlare della meraviglia dei musei

  2. Noi da sempre viaggiamo on the road e non ci siamo fermati nemmeno quando è nata la nostra piccola esploratrice. Il suo primo viaggio su strada è durato un mese, sulle coste di Bretagna e Normandia, e lei non aveva nemmeno iniziato lo svezzamento. I bambini Si adeguano subito e imparano in fretta! Pur avendo girato anche la Spagna in lungo e in largo non abbiamo mai avuto modo di fermarci a Madrid, ma non mancheremo. Ho troppo desiderio di vedere di persona Guernica.

  3. Quando si parte con poche aspettative, ogni viaggio diventa bellissimo. Non sono mai stata a Madrid ma è stato bello leggere del vostro weekend lento alla scoperta della città.
    PS: Bravi ad aver portato vostro figlio con voi, un giorno vi ringrazierà per avergli fatto girare il mondo.

  4. Quando si viaggia con bambini cosi piccoli o si programma tutto al minuto, o si lascia decidere interamente a loro! Mi sembra che il vostro weekend sia andato alla grande

  5. Sono stata a Madrid per la prima volta lo scorso autunno, e mi è piaciuta davvero tantissimo. Anche nel nostro caso il meteo non è stato dalla nostra parte, con la pioggia che ci ha accompagnati due giorni su tre… Ma come hai detto tu, tutto è relativo e una città vista per poco tempo sotto la pioggia è sempre meglio di niente. Più o meno abbiamo visto le stesse cose, ma purtroppo al mercato del Rastro non ho comprato niente perché c’era tantissima gente e non sono riuscita a dedicarmi alle bancarelle: ci dovrò tornare con più calma!

  6. Bravi bisogna portarli in viaggio fin da piccoli, i bimbi si abituano e rispettando i loro ritmi tutto è molto semplice e fattibile. Mia figlia l’ho portata ovunque e oggi, ormai grande, mi ringrazia per il grande dono ricevuto, lezione di vita fondamentale

  7. Nonostante tutte le difficoltà che si potevano incontrare siete riusciti a vedere Madrid con il vostro piccolino che sarà stato super contento di questa esperienza!
    Siete l’ennesima dimostrazione che, se si vuole, viaggiare con i bambini è possibile!

  8. Ho letto questo articolo pensando di rivivere il nostro viaggio a Madrid ed invece mi ha incuriosito di più la vostra esperienza con il piccolino. Ho una figlia di 2 anni e mezzo e non siamo ancora stati fuori Italia per diversi motivi. Però mi è sembrato di rivivere il nostro viaggio a Napoli con la bambina che aveva 14 mesi. Esperienze stupende e riscopri un modo differente di viaggiare (forse anche migliore perché più improvvisato e senza aspettative!)

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