Scampia, un quartiere da scoprire in primavera

Se è vero che ciò che è oggettivo non può essere negato,
è altrettanto vero che cambiando la direzione del faro
si può dar luce e voce a realtà diverse.

Stazione di Scampia
Esterno metropolitana Piscinola Scampia

Appunti di viaggio

Dai miei appunti di viaggio:
“I raggi del sole di mezzogiorno filtrano tra la chioma dei pini.

La primavera è nell’aria.
Si sentono i cinguettii e le voci allegre di bambine e bambini.
Vedo un uomo chino, intento a stendere accuratamente la terra intorno a un albero appena piantato.
Poco dopo copre la base con un telo dai colori arcobaleno.”
Siamo a Scampia, in un giardino condiviso tra le case popolari.

La Metropolitana a Napoli, la linea 1, taglia la città da ovest a est.
Partendo dalla stazione ferroviaria Garibaldi la linea corre per 14 fermate, l’ultima è Piscinola-Scampia.
Il capolinea della metro apre le porte a tanti colori, muri pitturati e immagini alle pareti.

Daniele Sanzone

Ad accoglierci c’è Daniele Sanzone.
Autore, filosofo, scrittore e voce della band ‘A67.
Ma soprattutto Daniele è un uomo impegnato da sempre per il suo territorio.
I testi delle sue canzoni e l’impegno personale gridano giustizia, ascolto, dignità.
Nato tra le strade della periferia di Napoli, Daniele ha una bellissima storia da raccontare.
Passione, resistenza e amore per la propria terra.
È tramite le sue parole e i nostri occhi che scopriamo la storia di Felice Pignataro, del GRIDAS, di Mirella La Magna e tanti altri volontari e volontarie del quartiere Scampia.

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Felice Pignataro

Felice Pignataro nasce a Roma nel 1940.
Studia a Napoli dove si sposa e mette a disposizione degli altri la sua persona e la sua creatività.
Un uomo dedito al prossimo, agli ultimi, a chi non ha voce.
Si stabilisce stabilmente a Scampia negli anni ’70 insieme a sua moglie Mirella La Magna.
Nel 1981 insieme ad altri volontari fondano il GRIDAS, gruppo di risveglio dal sonno, per dare nuova linfa alle coscienze assopite.

Armati di colori e fantasia fanno dell’arte e dei murales la chiave di volta per aprire nuove opportunità, in un posto in cui sembra non esserci via di uscita.
Nasce una contro scuola, un sostegno scolastico per i bambini e le bambine delle baracche.
Nel 1983 avviene la prima edizione del carnevale di quartiere, ad oggi arrivato alla sua 41° edizione.
Felice muore nel 2004.
In molti continuano, non con poche difficoltà, a tenere viva la sua memoria e i suoi intenti.

La nostra esperienza

Il nome Scampia lo conoscevo da quando ero piccola, lo conosciamo tutti.
A me ha sempre evocato sensazioni precise.
L’ho presto associato a un numero indefinito di “Vele”, a fatti di cronaca tragici, a una vita difficile e a tanta paura nutrita dal sentito dire.
Fatti di cronaca che non possono essere negati ma su cui è altrettanto ingiusto speculare.
Se è vero che ciò che è oggettivo non può essere negato, è altrettanto vero che cambiando la direzione del faro si può dar luce e voce a realtà diverse.

In giro per Scampia

È così che abbiamo scoperto che Scampia è un quartiere che sboccia in primavera.
Giardini quieti e in fiore, ben curati in una dimensione di familiarità e silenzio.
Piccole oasi di pace nel cemento. Giovani che giocano a tennis, a pallone e passeggiano ascoltando musica.

Abbiamo incontrato un’associazione guidata da volontari e volontarie intenta ad animare e animarsi insieme a un gruppo di bambine e bambini.
Ho incontrato Aldo, un uomo del quartiere intento a prendersi cura delle piante.
Ho visto donne e uomini incontrarsi, salutarsi e riconoscersi.
Ho ascoltato un gruppo musicale suonare.

Mi sono commossa a Scampia quando ho conosciuto la signora Mirella.
Non sapevo niente di lei.
Mi ha stretto la mano tra la sua calda e delicata, i suoi occhi hanno sorriso dentro ai miei e ho capito molte cose.
Gli occhi di chi non mente, gli occhi di chi sa, gli occhi in cui è possibile riconoscersi.
Ho capito che l’energia e la potenza delle persone passa da uno sguardo.

Una delle vele ancora in piedi, foto dal web

Le vele di Scampia


Si, ci siamo passati dalle Vele, ne sono rimaste tre.
Agglomerati di case abusive e colorate che portano con sé il degrado di errori amministrativi e urgenze sociali a cui non è mai stata data una risposta.
Un’idea utopica e futurista, l’intento fallito di portare la convivialità e veracità popolare di quartiere all’interno di una struttura sviluppata in verticale.
Le vele spiegate al vento di Napoli, sotto l’occhio vigile del Vesuvio.
Un’idea totalmente fallita di cui il territorio paga ancora il prezzo.
Ma sulle macerie nascono anche i fiori.


Al posto delle vele abbattute sono nate case da assegnare o assegnate ai titolari.
Sta nascendo un’area università, proprio accanto alle scuole dei più piccoli.

Impressioni

Mi sono chiesta se un quartiere come Scampia, con una storia difficile e dolorosa è pronto ad aprirsi.
Mi sono chiesta anche se chi vuole entrare è pronto a farlo con una mentalità sgombra da pregiudizi.
Credo che importante sia l’intento.
L’intento di incontrare un territorio, i suoi volti e le sue storie spogliandosi da icone e da una narrazione sensazionalistica spesso legata a mode del momento.
Essere gentili e rispettosi verso ciò che non conosciamo, per andare oltre a preconcetti e stereotipi acquisiti passivamente.

Per approfondimenti:

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