Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie al mondo.

La mia esperienza in India, tra terra e oceano nel West Bengala.

Sundarbans indica la più grande foresta di mangrovie del mondo.
Si trova sul delta del fiume Gange, Brahmaputra e Meghna.
Il delta comprende diecimila chilometri quadrati di piccole isole e canali di acqua.
L’acqua dei fiumi si incontra con l’Oceano Indiano, nel golfo più grande del mondo, il Golfo del Bengala.
Il Sundarbans appartiene a due nazioni, l’India e il Bangladesh
Siamo in India, nella regione del Wast Bengala.

Atterrati a Calcutta 36 ore prima, dopo un pranzo, una giornata e una notte di riposo, ci siamo messi in viaggio in auto.
In circa due ore e mezzo siamo arrivati a Gadkhali Ferry Ghat, uno dei moli da cui è possibile raggiungere i territori del Sundarbans.

Abbiamo percorso circa 100 chilometri in due ore e mezzo, inebriati dal fascino indiano, dalle persone che vivono per strada e lungo la strada.
Il verde dei banani e delle risaie ci accompagna durante il viaggio.
Donne avvolte nei sari colorati con ceste di frutta in testa e bambini per mano.
Uomini intenti a spostarsi o trainare qualsiasi mezzo di trasporto. Non è tanto il mezzo di trasporto che colpisce in India, quanto la capacità di ogni mezzo di trasportare una infinità di carico.
Lungo la strada incontriamo animali, principalmente cani e mucche che anche in autostrada hanno la precedenza. Bambini e bambine, ragazze e ragazzi nelle loro divise tutte uguali diretti o usciti da scuola.
Vediamo molti pond, i laghetti artificiali che raccolgono acqua piovana durante i monsoni, dove si svolge buona parte dell’igiene e dei lavaggi domestici.
L’India stravolge, in modo positivo o negativo e lascia un segno indelebile.

Sono frastornata da molte ore di volo, dall’essere stata catapultata in una realtà tanto attraente quanto lontana dalla mia.
Sono qui perché ho preso parte a un viaggio solidale di una Onlus italiana di cui non parlerò in questo articolo ma in uno totalmente dedicato.
Ci stiamo recando in una piccola isola del delta in cui ci sono bambini e bambine supportati dall’associazione per il percorso scolastico.
Insieme all’associazione siamo qui per incontrare i referenti, le famiglie e per esaminare se tutto procede al meglio.
Personalmente sono qui per incontrare una cultura lontana dalla mia, per essere più consapevole e andare oltre ai luoghi comuni.

Arriviamo al piccolo porticciolo al tramonto, una barca sta per partire.
È quella su cui saliremo noi.
Le barche indiane, quelle che fanno da sponda a sponda sui fiumi, sono barche in legno e navigano a filo d’acqua.
Ci imbarchiamo all’ora del tramonto ed è uno scenario bellissimo.

Attraccati al piccolo molo dell’isola di Gosaba montiamo su un tuk tuk, il tipico apino asiatico che trasporta persone.
Le strade sono strette e sterrate. Intorno a noi persone per strada, bambini che fanno capolino, altri che si lavano nei pond.
Raggiungiamo il luogo in cui pernotteremo, una struttura in cemento tra il verde e il silenzio dell’isola.
La sera sull’isola c’è pochissima illuminazione, sono in pochi ad avere generatori e ci spostiamo con le torce tra i sentieri per andare a salutare le famiglie. Ci accolgono con grandissimi sorrisi, in modeste case in legno. Piccole capanne di una sola stanza in cui vivono famiglie numerose.
Nella nostra permanenza qui avremo modo di ritagliarci qualche ora per visitare i dintorni.
Avremo modo di farci raccontare come si vive qui, comprendere le difficoltà oggettive delle famiglie a mandare i figli a scuola.

Comprenderemo l’importanza del fiume, della foresta, del miele e della pesca, la presenza della tigre.
Le isole sono innumerevoli, non tutte sono abitate, alcune sono habitat protetti e inaccessibili, altre sono vissute dalla popolazione e in alcune può fare capolino il turismo.

All’alba ci dirigiamo al piccolo molo.
Troviamo i pescherecci rientrati. I pescatori stanno sistemando il pescato della notte per essere venduto.
Qui si vive di pesca, di raccolta di granchi, di foglie e miele.
Saliamo su un’imbarcazione, un piccolo battello a motore e navighiamo sulle sponde di uno dei fiumi formati dalla diramazione del delta.
La vita si consuma sugli argini, dove ragazze e ragazzi camminano per andare a scuola.
Vediamo sbucare dagli alti argini templi e chiese e capiamo l’importanza della convivenza religiosa. Sulle sponde si pesca, con le reti, a mano, cercando piccoli crostacei tra il fango.

Con la barca costeggiamo le sponde del fiume e ammiriamo la bellezza unica delle molte specie di Mangrovie.
Ci rechiamo all’attracco del Sajnekhali Tourist Lodge, un’area sicura in cui è possibile risiedere per brevi periodi di vacanza. In quest’area protetta è possibile stare a contatto con la natura e osservare dalle torrette di avvistamento ciò che succede nella foresta. Con un po’ di fortuna e pazienza dalle torrette di avvistamento si possono avvistare gli animali della riserva che popolano il Sundarbans.
Varie specie di uccelli, cervidi, rettili e la famosissima Tigre del Bengala.

Il nostro è un veloce giro perlustrativo per conoscere l’ambiente. Saliamo sulla torretta, osserviamo la foresta brulla e sconfinata.
Nella riserva vive una grande famiglia di scimmie che ci segue incuriosita, la loro speranza è trovare del cibo.

Il nostro accompagnatore ci racconta come si vive su queste isole. Zone molto povere, da cui buona parte della popolazione è fuggita per cercare fortuna in città. La corrente elettrica scarseggia, così come è difficile reperire un medico e da alcune zone è molto difficile raggiungere le scuole.
La sussistenza è data dalla pesca, dalla raccolta di piante e dal miele.

Proprio questo ultimo desta a nostra attenzione.
Qui si produce un buon miele, molto apprezzato dai turisti. Un buon miele che purtroppo mette a repentaglio la vita delle persone. Alcune persone tentano di accaparrarselo in modo illegale, per sfuggire leggi rigide e guadagnare qualche soldo, mettendo in pericolo la propria vita.

È l’ora di tornare indietro.
Ovviamente non abbiamo avvistato nessuna tigre. Se è vero che lei sa sempre dove si trova chi la sta cercando, noi non sappiamo mai dove si trova lei.
È molto schiva ed è più facile avvistarla all’alba o al tramonto.

Pranziamo sulla barca, con il pesce pescato la notte precedente.
Rientriamo nel pomeriggio, prima del tramonto, accompagnati dal rumore affaticato del motore dell’imbarcazione.
Stiamo in silenzio.
I nostri occhi sono commossi, pieni della bellezza della natura, di una vita tanto semplice e tanto faticosa.

13 commenti su “Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie al mondo.

  1. Leggerti mi ha fatto immaginare di essere lì con te, non vedo l’ora di scoprire di più di questo viaggio.

  2. Le mangrovie costituiscono un ecosistema unico al mondo che permette lo sviluppo e la vita di moltissimi esseri viventi a loro legate: questa capacità di vivere in un ambiente salmastro permette il proliferare di moltissimi animali e non solo. Ho visto le mangrovie in Madagascar ma una foresta così direi che è proprio indimenticabile!

  3. Questo tipo di foreste devono essere davvero suggestive. Poi, questa è davvero unica, con la sua vastità e il suo ecosistema così ricco. Bellissimo davvero.

  4. Non sono mai stata in India però l’estate scorsa in Indonesia ho fatto un giro in una foresta di mangrovie, trovo che abbiano un fascino unico al mondo.

  5. Il tuo racconto mi ha rievocato sensazioni del mio viaggio in India: sicuramente sono luoghi e modi di vita molto distanti dal nostro, ma affascinanti.

  6. L’India è un mondo, un viaggio dell’anima, non ho visitato questa parte ma essendo stata in India e leggendo questo post ho immaginato subito le sensazioni!

  7. Molto bella la descrizione delle tue sensazioni, mi sembrava quasi di essere lì nella barca a guardare i pescatori che trascinano le reti nel fango. Peccato per la tigre ma in ogni caso deve essere stato un viaggio emozionantissimo, aspetto il resto

  8. Mi ha molto colpito questo viaggio che hai fatto attraverso i sensi e le emozioni. Mi sembra di aver vissuto, leggendo tra le righe, la tua stessa commozione e i tuoi piccoli turbamenti. Un racconto sopraffino di un’esperienza di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *